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Narcisismo, Aggressività e Criminalità: quale correlazione?

Narcisismo, Aggressività e Criminodinamiche: una lettura clinica e relazionale

Dott.ssa Silvia Michelini

Il narcisismo resta uno dei costrutti più complessi e stratificati della psicologia clinica. Nella pratica professionale, ciò che chiamiamo “narcisismo” non coincide con la rappresentazione popolare classica di arroganza e autocompiacimento: si tratta piuttosto di configurazioni psichiche precoci, spesso radicate in fallimenti evolutivi (dovuti alla genetica, all’ambiente o alla relazione tra i due) e nel conseguente mancato sviluppo di un Sé coeso.

L’evoluzione del narcisismo può procedere verso forme adattive — che sostengono identità, autostima, creatività — oppure degenerare in modalità difensive rigide, caratterizzate da scissione, idealizzazione, svalutazione e un profondo deficit della capacità di mentalizzare e considerare  l’altro da Sé come come soggetto.

Quando questa struttura si irrigidisce, il narcisismo diventa il nucleo di un funzionamento cognitivo e relazionale altamente disfunzionale e, nei casi più gravi, di comportamenti agiti e violenti.

Narcisismo evolutivo e narcisismo difensivo

La dimensione narcisistica fisiologica è parte integrante del processo di soggettivazione. Nel bambino sostiene lo sviluppo della continuità del Sé, la percezione di efficacia, la capacità di tollerare la frustrazione e di percepire l’altro come distinto ma disponibile.

Quando l’ambiente primario è imprevedibile, non responsivo o traumatico e/o ci sussistono criteri di vulnerabilità temperamentale su base genetica o “traumatico-intergenerazionale“, questa traiettoria si altera: il bambino non interiorizza un oggetto stabile e, per proteggersi dall’angoscia di disintegrazione, costruisce difese narcisistiche precoci.
Il risultato è un Sé che oscilla tra vulnerabilità estrema e richieste onnipotenti.

Borderline

L’aggressività narcisistica: la reazione al collasso del Sé

L’aggressività narcisistica è una risposta difensiva disfunzionale al rischio di frantumazione interna percepito.

Il paziente con organizzazione narcisistica patologica non dispone di risorse interne adeguate per modulare la frustrazione, tollerare la contraddizione o integrare i limiti dell’altro.
Per questo tende a interpretare:

  • la frustrazione dei suoi bisogni come una minaccia alla propria centralità,

  • la critica come un attacco al valore personale,

  • l’assenza o l’autonomia altrui come un affronto o una perdita di controllo.

Queste distorsioni percettive possono generare molte risposte disfunzionali, tra cui:

  • rabbia esplosiva e sproporzionata,

  • vendicatività persistente,

  • svalutazione dell’altro come manovra di regolazione interna,

  • ritiro rigido e chiusura relazionale quando l’oggetto sfugge al controllo,

  • strumentalizzazione dell’altro come mezzo o come bersaglio.

Si tratta di forme di aggressività non regolate, radicate in deficit di mentalizzazione e nella difficoltà di riconoscere l’altro come soggetto separato.
Queste modalità, in contesti non contenuti, possono sfociare in agiti dannosi o violenti, ma non ne costituiscono in alcun modo una giustificazione: rappresentano semplicemente il funzionamento interno che li rende possibili.

Dal funzionamento narcisistico patologico alla condotta criminale

Quando il funzionamento narcisistico patologico si associa a deficit empatici strutturali, marcata incapacità di mentalizzazione e una storia evolutiva caratterizzata da trascuratezza, ritiro emotivo o traumi relazionali precoci, si configura un profilo psicologico con elevata vulnerabilità agli ACTING INCONTROLLATI.
In tali condizioni, la regolazione degli affetti è gravemente compromessa e l’altro può essere trattato come un’estensione funzionale, non come un soggetto separato.

Nelle dinamiche di coppia e di relazione in generale, questo può tradursi in:

  • comportamenti persecutori (stalking) sostenuti dall’incapacità di tollerare la separazione o l’autonomia dell’altro,

  • aggressioni fisiche o psicologiche guidate da interpretazioni distorte della realtà (gelosia paranoide, letture deliriformi del rifiuto o della critica),

  • violenza sessuale utilizzata come modalità di controllo e ripristino della superiorità narcisistica,

  • agiti impulsivi e reattivi in occasione di rotture, minacce di abbandono o perdita di potere nella relazione.

Si tratta di condotte che non emergono solo da una profonda “sofferenza”; questa può costituire una provocazione, un trigger — come l’essere rifiutati, l’essere lasciati da qualcuno che viene considerato un oggetto di proprietà per diritto acquisito o parentale (matrimonio o legame familiare), il non essere accontentati o l’essere bloccati nella propria intenzione impunita di andare oltre le regole in momenti di crisi — ma non rappresenta la matrice del comportamento.

La radice va individuata in una struttura di personalità disfunzionale, nella quale la perdita del controllo sull’altro viene vissuta come un fallimento intollerabile

In questi soggetti l’altro non è mentalizzato come persona con un mondo interno, ma come funzione intrapsichica: una fonte di regolazione narcisistica da cui dipendere o da attaccare.

Nei casi più gravi, la rottura del legame genera un collasso narcisistico, un’indignazione intollerabile  che può sfociare in condotte altamente pericolose.

Markers clinici della dimensione narcisistica distruttiva

Nella pratica clinica alcuni indicatori sono particolarmente significativi:

  1. Rabbia narcisistica

Non è irritazione, ma una risposta estrema a una ferita dell’autostima.
La rabbia ha una qualità identitaria: serve a impedire il crollo.
Può presentarsi sotto forma di:

  • collera improvvisa,
  • aggressività reattiva,
  • rigidità vendicativa,
  • perseverazione sul torto subito.
  1. Odio strutturato

L’odio nel narcisismo patologico è un affetto organizzato, stabile, non regolabile.
Non è una reazione momentanea, ma una modalità di relazione interna con l’oggetto percepito come minaccioso.
L’odio sostiene la scissione: l’altro viene percepito come “cattivo” e distruttivo, e quindi da eliminare o punire.

Kernberg infatti scrive: NARCISISMO, ODIO-AGGRESSIVITA’ E INVIDIA

  1. Deficit empatico strutturale

L’incapacità empatica non è solo mancanza di sensibilità, ma assenza di rappresentazione dell’altro come soggetto.
La mente del paziente non riesce a contenere due realtà: la propria e quella dell’altro.
L’altro diventa sempre strumento, specchio o bersaglio.

  1. Incapacità di tollerare il limite e la perdita

La frustrazione non è vissuta come un’esperienza tollerabile o elaborabile, ma come un trauma.
Queste persone non riescono a tollerare l’idea di “naufragare” — in senso metaforico — cioè di confrontarsi con l’inevitabile esperienza di fallimento, limite, impotenza e vulnerabilità che caratterizzano la normale vita psichica.
Ogni perdita, anche minima, viene percepita come una minaccia all’integrità del Sé.

Perché comprendere la criminodinamica da collasso narcisistico è essenziale nella clinica e nella criminologia?

Il narcisismo patologico non è un semplice disturbo dell’autostima, ma una configurazione di personalità complessa, determinata da fattori molteplici e interagenti. Si sviluppa dall’intreccio tra predisposizioni temperamentali e genetiche, caratteristiche costituzionali, qualità dell’ambiente primario, fattori di protezione e vulnerabilità individuali, ed eventuali esperienze traumatiche precoci.
La matrice traumatica può rappresentare un elemento rilevante, ma non costituisce né l’unica causa né una condizione sufficiente: è l’interazione tra questi livelli che può condurre alla formazione di un funzionamento narcisistico disfunzionale e, nei casi più severi, alla sua evoluzione in forme cliniche o criminogene.

Comprenderne la struttura significa:

  • valutare correttamente il rischio nei contesti familiari e di coppia,
  • riconoscere precocemente segnali di escalation violenta,
  • intervenire prima che la frattura relazionale si trasformi in agito,
  • strutturare percorsi terapeutici basati sulla stabilizzazione del Sé e sulla mentalizzazione,
  • offrire alle vittime strumenti per comprendere la potenziale dinamica manipolatoria e distruttiva.

Le forme più severe di violenza narcisistica non nascono solo dall’impulsività e dall’incapacità del soggetto di auto-regolarsi, ma anche dalla disperazione interna, dal terrore del collasso, dalla paura dell’abbandono, del rifiuto e dell’umiliazione come minaccia di estinzione psichica.

Conclusione

Comprendere il narcisismo patologico e le sue declinazioni aggressive significa individuare precocemente le matrici psicologiche da cui può emergere la violenza.
Significa riconoscere il funzionamento interno che precede l’agito, identificare i markers di rischio e intervenire tempestivamente per proteggere le potenziali vittime.

Il compito clinico e criminologico è di saper valutare la pericolosità, prevenire l’escalation e indirizzare — ove possibile e se vi sono le condizioni — questi soggetti verso percorsi di contenimento, trattamento e riabilitazione.

La priorità resta la tutela dell’altro, in un quadro che tenga insieme la comprensione dei meccanismi psicopatologici e la responsabilità individuale.
È in questa intersezione — tra analisi del funzionamento e gestione della pericolosità — che si colloca la possibilità reale di prevenire e contenere la violenza.

 

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