Le esperienze di attaccamento infantili traumatiche (genitori narcisisti, psicopatici, maltrattanti, persecutori o abusanti) segnano la vita delle persone in modo definitivo e sebbene il trauma che comunemente conosciamo è quello dato da un “evento traumatico” dominante (PTSD/DPTS), non dobbiamo sottovalutare il potere traumatizzante delle relazioni.
I traumi “cumulativi” (esperienze di relazione abusanti o maltrattanti ripetute nel tempo), hanno sul cervello lo stesso effetto di un evento traumatico importante, come un lutto, un terremoto o un’esperienza di guerra.
Quando si parla di trauma, si pensa immediatamente ai traumi di guerra e al disturbo post-traumatico da stress, ma mai alle conseguenze che si trovano ad affrontare i bambini orfani di guerra o che subiscono abusi e maltrattamenti in famiglia, in termini di adattamento e sopravvivenza.
“Il trauma è il risultato di un evento o di una serie di eventi (“trauma cumulativo”) o di un’atmosfera relazionale (“atmosfera traumatica”) soverchiante e difficile da mentalizzare, che rende il soggetto temporaneamente impotente ed interrompe le ordinarie operazioni di coping e difesa”. (1994, Lingiardi, Madeddu).
L’Incuria, la discuria, l’abbandono, l’abuso psicologico, emotivo o fisico sono comportamenti tipici nel genitore narcisista, che generano nel cervello dei bambini un trauma affettivo, che può compromettere in modo definitivo (in base alla gravità e alla reiterazione degli abusi) il funzionamento delle aree connesse con la regolazione emotiva e i sistemi di iper-vigilanza (attacco-fuga).
In età adulta questi bambini saranno attratti dai medesimi schemi di abuso e conflitto, semplicemente perché il cervello “riconosce” la traccia memonica traumatica e spinge compulsivamente a “risolvere” esperienze di relazione traumatiche connesse nell’infanzia con il genitore abusante.
È triste, ma è come se ancora oggi cercassimo amore da quel genitore che non ce l’ha mai dato, nella speranza di dire “allora non è colpa mia”, io merito il tuo amore.
Le conseguenze dell’abuso sull’infanzia quindi, seppur relazionale o psicologico sono altamente nefaste ed immutabili sui sistemi di regolazione emotiva, sulla capacità di mettere dei confini col mondo esterno e sull’autostima.
Van der Kolk, massimo esperto in tema di trauma, afferma che la violenza psicologica compromette lo sviluppo delle funzioni cognitive di apprendimento, memoria, regolazione emotiva, controllo degli impulsi e aumenta il rischio in età adulta di sviluppare patologie di personalità caratterizzate da intensa drammaticità, impulsività, propensione alle dipendenze (sostanze o relazioni tossiche/dipendenza affettiva) e scarso controllo degli impulsi.
Il trauma relazionale, influisce soprattutto sul funzionamento del sistema limbico (amigdala) e della memoria (ippocampo) ed è per questo che i bambini vittime di abuso narcisistico da parte dei genitori divengono adulti umorali, ansiosi, ipervigili, iperattivi e disgregolati sia a livello comportamentale che a livello emotivo.
È come se il cervello continuasse a cercare indizi di pericolo nell’ambiente circostante e nel comportamento delle persone con cui ci relazioniamo (ossessività paranoide verso il partner o il mondo esterno) senza riuscire a risalire all’origine della ferita narcisistica o ad integrarla nel presente.
Il trauma ha effetti negativi anche sulla corteccia prefrontale che modula la nostra capacità di giudizio e valutazione della realtà.
La buona notizia è che il cervello è plastico: se oggi possiamo beneficiare con costanza di un’esperienza affettiva e di relazione positiva (anche nella relazione terapeutica che mira all’integrazione e la consapevolezza emotiva), la tenacia fa sì che il cervello adegui le risposte sinaptiche al presente, rimodulando i suoi circuiti e generando nuovi pattern.
Ecco alcuni segnali che possiamo considerare “campanelli d’allarme” riguardo il nostro stato di benessere psico-affettivo e che quasi certamente sono il risultato di esperienze di relazione traumatiche con genitori narcisisti o in generale personalità tossiche e disturbanti.
COAZIONE A RIPETERE o RIPETIZIONE DEL TRAUMA
La tua vita di relazione sembra la ripetizione degli schemi vissuti in infanzia coi tuoi genitori, sebbene ti fossi ripromesso/a di cercare una persona diversa.
La persona che consideri inizialmente “diversa”, si presenta spesso come il “salvatore “o “salvatrice” e dato che il tuo bambino interiore è ancora alla ricerca del suo genitore idealizzato (“ti dimostrerò di meritare il tuo amore”), sarà propenso senza valutare razionalmente i rischi ad affidarsi a chiunque lo/la faccia sentire al sicuro o desiderato.
Perché accade?
A livello emotivo il bambino interiore traumatizzato ricerca da parte dell’altro un “love bombing energetico” e da adulto tende a considerare le persone “normali” ed equilibrate, come statiche e noiose; è alla ricerca di una relazione che gli dia la sensazione di rimodulare tutti quei neurotrasmettitori del sistema limbico, compromessi con l’abuso in età infantile e di rivivere quell’up & down tipico delle relazioni tossiche (ti cerco ti idealizzo, poi ti svaluto, mi allontano e ti punisco).
I circuiti della serotonina, del cortisolo, dell’ossitocina, della dopamina e dell’adrenalina sono compromessi in modo cronico.
CAOS E ASSENZA DI CONFINI
L’abuso vissuto durante l’infanzia, che tende a ripetersi nel tempo, deteriora progressivamente la tua capacità di mettere dei confini o meglio “allena” il tuo cervello a sopportare il dolore psichico, emotivo e fisico, per questo i sistemi di valutazione della realtà di un adulto traumatizzato sono compromessi.
Esempio: Uno schiaffo può capitare e la punizione è giusta se “mi sono comportato male”, me lo meritavo e via dicendo.
E perché sviluppiamo dipendenza e soprattutto DA COSA?
In termini neuro scientifici dipendiamo dall’ambivalenza del premio da parte del mondo esterno ovvero dal fatto che i partner abusanti oggi, rimettono in atto quegli schemi di idealizzazione, svalutazione e abbandono che erano soliti agire i nostri genitori; per questo la dipendenza si instaura nel momento esatto in cui il giudizio del partner verso di noi passa da idealizzante e positivo a “critico e arrabbiato”; ecco che allora ossessivamente cerchiamo di riposizionare la lancetta del termometro su “sono ok per te, per favore vedi quanto sono bravo/a, bello/a?.. vedi quanto merito amore”?
Il problema è che continuiamo a sanguinare addosso alle persone che ci hanno causato queste ferite invece di crescere.
L’obiettivo dell’abusante infatti – è mantenere attivo il gioco, non vincerlo, conservare la posizione sadica di decidere come ti sentirai tu oggi, usarti come un joystick dei suoi umori e soprattutto, come un bidone della spazzatura.
La sensazione è la medesima… “tu sei qui, mi sei di peso …. già è tanto che ti sopporto, poiché tu hai bisogno di me per esistere e io ti gratifico anche solo degnandoti della mia presenza”.
In realtà è tutto un bluff. Non avete bisogno di nessuno per vivere oggi, neanche dei vostri genitori, sia quelli fantasmatici che quelli che vi ricreate per non affrontare il dolore e l’abbandono, ma soprattutto la vergogna di esservi sentiti immeritevoli di amore.
INCAPACITA’ DI CAPIRE LA DIFFERENZA TRA UN AMORE SANO E UN AMORE PATOLOGICO.
La ricerca del premio e della gratificazione (praise approval) candida il bambino traumatizzato alla dipendenza dal love bombing da parte di partner abusanti, poiché tutto quello che quel/quella bambino/a ha imparato sull’amore è sbagliato: tradimenti, triangolazioni, punizioni, aggressioni, ricatti affettivi ed emotivi etc..).
L’amore in realtà è gratuito incondizionato e non devi conquistarlo continuamente inserendoti masochisticamente in relazioni in cui l’abusante diventa colui/colei che fa da termometro alla tua stabilità affettiva.
Il punto è che sei un/una dipendente affettivo e per questo ancora oggi hai bisogno di un padrone cattivo o una strega cattiva che determini in te la condizione di vittima, poiché quella condizione è l’unica che riconosci come amore. (masochismo relazionale).
PERFEZIONISMO, AUTO-SABOTAGGIO E AUTO-CRITICISMO ESTREMO
I genitori narcisisti sono spesso autoritari e violenti verbalmente con l’intento di sottomettere i figli e convincerli a fare delle cose (o a stare dalla loro parte), sulla base di punizioni, ricatti affettivi o manipolazione.
Da adulto quindi, questo/a bambino/a adotterà comportamenti finalizzati alla ricerca dell’approvazione altrui per paura di essere abbandonato/a oppure considerato/a inadeguato/a, ingrato/a verso il partner.
Se sei troppo critico/a con te stesso/a, se giustifichi sempre il comportamento dell’altro mettendoti solo tu in discussione, se rinunci a tue gioie, traguardi, attività piacevoli per l’altro oppure ti senti in colpa se sei felice, se qualcuno ti fa un complimento perché potresti sembrare vanitoso/a, egoista… beh allora quasi certamente la tua autostima è stata danneggiata da una relazione di abuso in infanzia, da un genitore che ti ha convinto che la vita e la sopravvivenza di qualcun altro (figli a parte) è più importante della tua.
Queste strategie di coping (fare fronte alla realtà) sono altamente disfunzionali, perché rimettono il bambino di ieri nella condizione di essere nuovamente abusato oggi.
INCLINI ALLE DIPENDENZE
Il trauma altera il funzionamento dei sistemi di reward (premio) per questo, l’adulto traumatizzato è incline alle dipendenze da sostanze che lo attivano (eccitanti) oppure lo calmano (calmanti/oppiacei), poiché i sistemi di regolazione (soprattutto quelli del SNA nervo vago) sono compromessi, pertanto è come se oggi tu dovessi sopperire alle carenze del tuo sistema nervoso diventando “il/la dj dei tuoi umori”, ma nel far questo, chiaramente si rischia di restare intrappolati nella dipendenza da sostanze pericolose o condotte devianti come la dipendenza dal gioco patologico, dall’acquisto online, dal sesso, dal cibo etc. (nuove dipendenze).
FRAMMENTAZIONE DELLA PERSONALITÀ’
Chi sopravvive ad un trauma può sviluppare in età adulta, una serie di “sub-personalità”, che sono il risultato della frammentazione del se successiva all’abuso operata per difendere quella parte del bambino interiore che sente ancora come fragile oppure per sabotare se stesso/a con l’obiettivo di colludere con la volontà del genitore narcisisti, esempio: “tu sei un figlio ingrato e sfaccendato, sei una disgrazia, solo io posso sopportarti”!; questo bambino, da grande potrebbe manifestare tratti di timidezza e paura del mondo esterno al fine di non confutare la tesi del genitore, senza mettersi alla prova e quindi da un lato senza rischiare di confermare che sua madre aveva ragione, ma neanche permettersi di pensare minimamente che possa non averne. (sabotatore interno).
Se sei stato/a vittima di un genitore narcisista o di un sistema familiare tossico, non ti scoraggiare! Oggi puoi imparare a mettere dei confini, puoi praticare un low contact (nei casi estremi no contact) e recuperare moltissime parti di te, progettando e lavorando alla tua vita con autonomia e pazienza.
Quell’amore, quel riconoscimento che cercavi, smetti di cercarlo all’esterno e inizia a cercalo in TE STESSO/A!!!
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Buonasera Dott.ssa,
perdoni se non mi presento, non mi pare sia questo il luogo per palesarsi.
Ho letto alcuni suoi articoli, compiacendomi dell’ottimo equilibrio espositivo tra i necessari tecnicismi ed un linguaggio colloquiale efficace ed “empatico”.
Al di là del risvolto amaro nel leggere tanti commenti (ma non solo qui intendiamoci, ritengo un po’ ovunque nel web) di individui “vittime di narcisisti” ai quali dedico la mia più insincera compassione, dal momento che esperire rivolgendo lo sguardo verso i limiti altrui è già di per sé un limite insormontabile, che personalmente trovo imbarazzante, ho una domanda molto chiara da porle, se mai vorrà essere così gentile da rispondermi.
La premessa dovuta è la seguente: sono certamente un Narcisista, e per quanto ridondante aggiungo “consapevole”.
La mia vita, eclettica e soddisfacente (o perlomeno lo sarebbe stata in presenza di un reale equilibrio interno) ha visto fasi di forte disfunzionalità, sia sul piano lavorativo che ovviamente sul piano relazionale. Sul secondo, temo, ci siano limiti insormontabili. Ho raggiunto pochi obiettivi concreti al momento, vanto una buona erudizione, titoli di studio e una formazione medica che va costruendosi (non trovo singolare che individui come me siano affascinati dall’idea di vestire un camice bianco, e lei?..). Nel mio caso, dal momento che mamma deve davvero avermi ferito, vedo in futuro la chirurgia.. ma chissà..
In ogni caso la domanda è questa: come posso salvare mio figlio, che al contempo ha una madre Narcisista (della specie più volgare e incosciente) e Borderline allo steso tempo, e un padre, beh..come me..da una vita di vuoti e sconforto?
La ringrazio del suo tempo, continuerò a leggere il suo lavoro.
L’ideale sarebbe che suo figlio facesse una terapia mirata sull’invischiamento nel contesto familiare narcisistico, abbinando alle sedute individuali anche alcune di terapia familiare, ma con un altro collega. Improntare quindi un intervento di tipo integrato o sistemico relazionale.
Un ‘altra cosa utile è che lei lavori sulla dinamica consapevolezza-vittimismo-infantilismo/adultizzazione del figlio, senza pensare di poter totalmente delegarlo allo psicologo.
Un caro saluto
Non sono per nulla d’accordo con Lei – ci sono bambini che hanno opposto resistenza contro gli abusi e sono stati capaci di vigilare affinché il genitore responsabile ammettesse i suoi errori che questo giustifica con il matrimonio, le gravidanze, il non soddisfacimento dei suoi bisogni primari, senza cogliere il fatto che una piramide rovesciata, penso a Maslow, è la via efficacia dell’interpretazione – la verità è che la menzogna produce un tipo di erotomania diversa – il bambino che ha affrontato la verità è non si nasconde è un bambino sano che ha impugnato la menzogna per essere vivo, trovare i suoi punti di forza, curare i propri punti di debolezza. La coazione a ripetere diceva Sigmund Freud è la condizione criminogena di chi si nasconde e non affronterà mai la verità. Molti bambini che non sono diventati succubi, sono persone che hanno superato il divario e la cattiva coscienza, diventando se stessi a discapito di chi avrebbe detto che non c’è l’avrebbero mai fatta, i loro veri aguzzìni sono quelli che poi ripetono loro che tanto non c’è la possono fare ad avere un’esistenza. Statisticamente quali tipi di bambini e bambine subiscono danni psicologici da figure di riferimento narcisistiche e quanti di loro riescono a curare un senso di vergogna senza crearne altri? Una domanda meno ovvia – gli artisti non sono tutti narcisisti per definizione? Come gestirete il divario tra sadismo e sadomasochismo e pedopornografia sostitutiva, quella infilata sotto i banchi delle superiori negli anni ‘80 dallo stato? Chi vuole che queste vittime restino tali o ai margini senza curarle, anzi, costruendo loro attorno una gabbia della coazione a ripetere il cliché? Esiste una teoria che dice che i bambini, grazie alla scuola, ai libri, al gioco, allo sport, all’arte, alla letteratura, possa comprendere e attivare imprinting diversi, e si emancipa dai genitori culturalmente, specialmente quando è consapevole delle sue risorse cognitive. Se l’opportunismo costruito dalla pornografia adolescenziale Lolita fosse servita ai loro coetanei a capire il divario tra adulto responsabile e pedofilo o lolitofilo? Un’altra cosa – perché non interrogate il genitore vittima delle sue pulsioni – perché chi cerca gli stereotipi e le patologie clinicamente genetiche, deve sapere cosa è trasmissibile ai figli e cosa non lo è e non mi sembra questo un campo per la psicologia di base. Vorrei, se mi consente il richiamo alla deontologia professionale, che si informasse, perché quello che dite è falso e pericoloso: dire che un pedofilo non si possa curare anche quando messo di fronte ad un rifiuto cosciente, dire che non si possa curare di default, è sbagliato perché siete voi a non volerlo curare e piuttosto che reintegrare la vittima siete disposti a sacrificarla in un indotto di falsità e bugie. L’effetto della pornografia che c’era in quell’Istituto Fontana di Rovereto, raccolta con i cassoni sulla famiglia custode dell’Istituto credo sia stata devastante: lo stato, ha pagato per tale diffusione? E i danni psicologici o psichiatrici agli alunni? I contenuti chi li monitorava dato che dovevano esserci depositate in Tribunale le copie zero? L’agenda pubblicitaria del 99% dei media non era fondata sull’idea che chi fa sesso tutti i giorni è un vincitore? E durante il fascismo non pretendeva lo stato che le donne proliferassero a costo di stuprarle? A Bologna nel museo della resistenza non c’è una mappa statistica delle donne stuprate durante la II guerra mondiale e non è lecito pensare che quando non avessero a tiro delle adulte abbiano mirato alle adolescenti e alle bambine? Dunque non è pedofilia – è solo un crimine contro l’umanità in senso lato, perché è fondato sulla forza e solo chi decide, sceglie, riflette è libero! Voi non lo siete perché avete paura di colpire il concetto di forza e di potere su cui si basa il rapporto asimmetrico di base. Mi dispiace.
Questo articolo è spettacolare, illuminante e salvifico. Crea una nuova mappa per muoversi in direzione della libertà e dell’amore puro. Un faro sull’inconscio!
Grazie di cuore, ci metto molto impegno!
Complimenti. molto interessante.
grazie di cuore
Salve dottoressa, ho un problema con mia madre. Vorrei capire se i tre episodi che le sto riportando qui di seguito sono dei comportamenti normali o se invece fanno presagire che ci sia qualche disturbo comportamentale / patologia o altro. Le riporto solo tre episodi per non dilungarmi troppo, (anche se ce ne sarebbero tanti altri).
1. Fa accuse pesanti e infondate
Mi ha accusata di essere traditrice solo perché le ho comunicato che non sarei partita venerdì mattina alle 10.00, bensì giovedì sera. (Lo scopo era di andare a trovare il mio ragazzo che stava in un altra città e ci tengo a precisare che sono una trentenne).
Ho fatto il cambio di giorno e ora della partenza per motivi pratici proprio giovedì stesso e non appena il mio datore di lavoro mi ha dato conferma di potermi prendere il venerdì come giorno, ho subito comunicato il cambiamento di programma a mia madre, la quale mi ha detto urlando:
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Non a caso, tra l’altro, la sera stesso aveva anche messo l’immagine del lupo come stato su whatsapp. Tutto questo mettendosi ad urlare, solo per non aver fatto decidere a lei il giorno della mia partenza (da precisare che l’avevo avvertita comunque di questo viaggio della durata di un weekend lungo). Inutile dire che mi sono sentita una schifezza ed un senso di colpa assurdo.
2. Non riesce a perdonare
Mio padre è andato a prendersi un caffè con la sua ex di quando aveva 17 anni. Mia madre lo scopre 2anni fa nel periodo di dicembre e da quel momento mia madre non riesce a perdonarlo e anzi ha scatti di ira e violenza. Voglio precisare che questo incontro che mio padre ha avuto con questa sua ex, è avvenuto 5 anni prima che lei ne venisse a conoscenza (quindi ad oggi siamo a 7 anni fa) e da allora mio padre non ha mostrato altro interesse verso questa persona. C’è stato solo quell’episodio e basta. Lo ha fatto senza alcun interesse se non quello di togliersi la curiosità di rivederla.
Nonostante mio padre abbia ampiamente dimostrato di essersi pentito e di tenere a mia madre più di ogni altra cosa, lei da allora continua a trattarlo male e a fargli il terzo grado ogni volta che può, fino allo stremo, urlando e minacciando di togliersi persino la vita.
3. Fa ricatti emotivi (se non fai come dico io ti tolgo il mio amore)
Molte volte mi ha fatto ricatti emotivi più o meno intensi. Quello più tremendo, è stato quando mi ha minacciata di tagliarmi i ponti e cioè che non avrei avuto più contatti ne con lei ne con i miei familiari (fratelli e cugini), se non avessi cambiato modo di essere.
Nello specifico mi ha detto che non dovevo avere iniziativa, di non proporre di andare a visitare luoghi vicini o lontani che fossero, che non le piaceva il mio modo di vestirmi (solitamente uso magliette e jeanz e qualche volta vestiti medio eleganti la sera, ma non sempre, tra le altre cose sono gli stessi vestiti che ho usato anche quando vivevo con i miei genitori, molti dei quali me li ha comprati proprio lei, quindi non capisco cosa avrei dovuto cambiare o a cosa si riferisse)
Infine, ha aggiunto, che non le piaceva il mio modo di mangiare: quando stavo a casa con i miei si mangiava sempre carne la sera, le patate ed il pane. Adesso da quando convivo con il mio ragazzo, mangiamo la carne una volta ogni tanto, tipo una volta ogni due settimane… qualche volta anche due giorni consecutivi durante la settimana… insomma quando ci va, ma non certo tutte le sere perché prediligiamo le verdure e preferiamo mantenerci leggeri a cena.
Lo specifico perché per mia madre se non si mangia la carne la sera, non si mangia sano!
Se da un lato trovo esagerate e fuori luogo queste richieste e non vedo perché e soprattutto come dovrei cambiarle, al tempo stesso tutto questo mi fa sentire tremendamente in colpa, come se avessi ucciso qualcuno o combinato qualcosa di grosso! Che devo fare?
Il punto è che vuole impormi il suo modo di vivere e farmi sentire in colpa, almeno questo è quello che a me sembra. Avrei anche altri esempi comportamentali da sottoporvi su mia madre, come per esempio che vede tutto bianco o nero, vede schieramenti ovunque ovvero o si è con lei o si è contro di lei, è fortemente vendicativa, non accetta opinioni diverse dalle sue o comportamenti non conformi alle sue idee. Ma gli esempi che le ho scritto sopra sono quelli che vorrei che analizzasse, per capire se sono comportamenti normali o esagerati.
Sua madre è narcisista, esattamente come la mia.
Salve a tutti, ho un problema con mia madre. Vorrei capire se i tre episodi che vi sto riportando qui di seguito sono dei comportamenti normali o se invece fanno presagire che ci sia qualche disturbo comportamentale / patologia o altro. Vi riporto solo tre episodi per non dilungarmi troppo, (anche se ce ne sarebbero tanti altri).
1. Fa accuse pesanti e infondate
Mi ha accusata di essere traditrice solo perché le ho comunicato che non sarei partita venerdì mattina alle 10.00, bensì giovedì sera. (Lo scopo era di andare a trovare il mio ragazzo che stava in un altra città e ci tengo a precisare che sono una trentenne).
Ho fatto il cambio di giorno e ora della partenza per motivi pratici proprio giovedì stesso e non appena il mio datore di lavoro mi ha dato conferma di potermi prendere il venerdì come giorno, ho subito comunicato il cambiamento di programma a mia madre, la quale mi ha detto urlando:
“Ma me lo dici a cose fatte che stai partendo? Che ti metti a viaggiare?! Ma perché giovedì? In caso partivi venerdì e tornavi lunedì! Questo lo considero tradimento. Non ti interessa niente di noi. Traditrice! Traditrice! Sei un Lupo! Basta preparati la valigia e vattene e visto che stai andando a trovarlo, (il mio ragazzo) restaci pure e non tornare! Sei un Lupo!”
Non a caso, tra l’altro, la sera stesso aveva anche messo l’immagine del lupo come stato su whatsapp. Tutto questo mettendosi ad urlare, solo per non aver fatto decidere a lei il giorno della mia partenza (da precisare che l’avevo avvertita comunque di questo viaggio della durata di un weekend lungo). Inutile dire che mi sono sentita una schifezza ed un senso di colpa assurdo.
2. Non riesce a perdonare
Mio padre è andato a prendersi un caffè con la sua ex di quando aveva 17 anni. Mia madre lo scopre 2anni fa nel periodo di dicembre e da quel momento mia madre non riesce a perdonarlo e anzi ha scatti di ira e violenza. Voglio precisare che questo incontro che mio padre ha avuto con questa sua ex, è avvenuto 5 anni prima che lei ne venisse a conoscenza (quindi ad oggi siamo a 7 anni fa) e da allora mio padre non ha mostrato altro interesse verso questa persona. C’è stato solo quell’episodio e basta. Lo ha fatto senza alcun interesse se non quello di togliersi la curiosità di rivederla.
Nonostante mio padre abbia ampiamente dimostrato di essersi pentito e di tenere a mia madre più di ogni altra cosa, lei da allora continua a trattarlo male e a fargli il terzo grado ogni volta che può, fino allo stremo, urlando e minacciando di togliersi persino la vita.
3. Fa ricatti emotivi (se non fai come dico io ti tolgo il mio amore)
Molte volte mi ha fatto ricatti emotivi più o meno intensi. Quello più tremendo, è stato quando mi ha minacciata di tagliarmi i ponti e cioè che non avrei avuto più contatti ne con lei ne con i miei familiari (fratelli e cugini), se non avessi cambiato modo di essere.
Nello specifico mi ha detto che non dovevo avere iniziativa, di non proporre di andare a visitare luoghi vicini o lontani che fossero, che non le piaceva il mio modo di vestirmi (solitamente uso magliette e jeanz e qualche volta vestiti medio eleganti la sera, ma non sempre, tra le altre cose sono gli stessi vestiti che ho usato anche quando vivevo con i miei genitori, molti dei quali me li ha comprati proprio lei, quindi non capisco cosa avrei dovuto cambiare o a cosa si riferisse)
Infine, ha aggiunto, che non le piaceva il mio modo di mangiare: quando stavo a casa con i miei si mangiava sempre carne la sera, le patate ed il pane. Adesso da quando convivo con il mio ragazzo, mangiamo la carne una volta ogni tanto, tipo una volta ogni due settimane… qualche volta anche due giorni consecutivi durante la settimana… insomma quando ci va, ma non certo tutte le sere perché prediligiamo le verdure e preferiamo mantenerci leggeri a cena.
Lo specifico perché per mia madre se non si mangia la carne la sera, non si mangia sano!
Se da un lato trovo esagerate e fuori luogo queste richieste e non vedo perché e soprattutto come dovrei cambiarle, al tempo stesso tutto questo mi fa sentire tremendamente in colpa, come se avessi ucciso qualcuno o combinato qualcosa di grosso! Che devo fare?
Il punto è che vuole impormi il suo modo di vivere e farmi sentire in colpa, almeno questo è quello che a me sembra. Avrei anche altri esempi comportamentali da sottoporvi su mia madre, come per esempio che vede tutto bianco o nero, vede schieramenti ovunque ovvero o si è con lei o si è contro di lei, è fortemente vendicativa, non accetta opinioni diverse dalle sue o comportamenti non conformi alle sue idee. Ma gli esempi che vi ho scritto sopra sono quelli che vorrei che analizzaste, per capire se sono comportamenti normali o esagerati.
Confermo in tutto. Ho vissuto sulla mia pelle tutto ciò e molto altro. Per oltre 40 anni.
Ma si può uscire, come dice la dottoressa.
Raccogliendo se stessi e iniziare una nuova vita. Da SOLI e in autonomia.
Spero che arrivi una legge di tutela dei lavoratori/lavoratrici vittime
Mi scuso per le puntualizzazioni storiche e per il dubbio che lo Stato sia il primo narcisista e per questo deve darci non solo delle leggi ma anche delle terapie contro la sindrome di lolita e la pedofilia: il problema è questo, io ho scelto l’insegnamento di arte e dato che è molto filtrato, quello accademico e sono anche una discendente Maffei e non ho mai collezionato pornografia, da piccola amavo topolino e Minnie e quindi grossomodo ho sempre scoperto tutto, mi sono sentita al sicuro, in una botte di ferro. Io credo che non so esattamente come rilevare gli schemi e gli script narcisistici (dalla rilettura del mio testo ho capito che una certa sofferenza si percepisce), ho un rifiuto terrore verso gli abusi sessuali e li etichetto ‘crimini contro l’umanità’ tanto quanto i discorsi falso innocenti di Eva=bestia. Non sono femminista, sono solo credo in pace relativamente con me stessa: mio padre è vero, è come dipendente da qualcosa, manipola, è autoritario sempre sul crinale dell’offesa e ho dovuto imparare a suonare il piano per potermi allontanare dal suo covo: vivo da sola da tanto, e ho sentito la solitudine la prima volta a sei anni e mezzo circa, nessuno dei miei s’è mai auto invitato a pranzo – loro i due narcisisti, mamma e papà, hanno il dominio assoluto della sede d’incontro e ovviamente sono loro le regole e il mio unico modo per alleviare il trauma dall’emergere della sua falsa coscienza è andarmene dalla stanza. Ho sublimato il suo Eros con la musica? Ho sottratto al particolare l’universale cercando motivi diversi: la ragazza di colore nei Sotterranei di Querouak, che si preoccupa perché il suo ragazzo dovrà abbassare la testa per salvarsi è uno dei miei primi leit motif – io la ragazza nera e bold, pretesa tale in quanto schiava del sesso che non sono stata né sarò ma certo l’atmosfera è strana quando c’è papà qualcuno deve domare la sua implosione… non è nemmeno quella giusta per cose a cui io dò importanza come la lealtà, la non violenza, la correttezza, il rispetto, l’aiuto reciproco: è come se lui per risposta volesse violare tutte le regole, gettandoci in aperto naufragio… ma se questa mia regola non viene attivata, perché io credo che mentire e gettare tutto sotto il tappeto, qui non serva proprio a nulla, sono costretta ad andare in una stanza diversa, la mia è quella della musica. Io penso, lo dice anche la legge: occorre guarire, perché mi accorgo ora che solo quando non sono succube di nessuno, io sto bene? Certo lo dice anche la legge in democrazia, forse prima se ne fregavano, le br se sono fregate… ora no! e io sono stata per loro un faro, perché non volevano curarsi e ho insegnato loro il cammino: chiama il medico, senti che dice, prendi le medicine se serve, andare al bosco della città e camminare appena possibile anche di inverno si può alle 13 quando c’è il sole etc. Ma non è questo – è tutta la vita che affronto ciò che posso, e quando mi hanno lasciato affrontare le cose, è sempre scattato qualcosa di speciale, perché credo, di essere speciale. Il mio burn out c’è eccome – soffocata, non sono riuscita a dire di sì ai loro consigli di fare il liceo classico o di andarmene in una città lontana a fare l’artistico: io che ho resistito, che li ho scalciati di brutto, che ho dovuto curarli, ma che forse non ho ricevuto l’educazione a curare il problema, solo il cliché della figlia perfetta/imperfetta, ricca/povera, etc. che ho dovuto impedire che si facessero del male, ho dovuto fare tanti di quei debunking, che mi ci sono abituata a pretendere da me stessa qualcosa di impossibile. Ma quanto selettiva posso essere se ho rinunciato a metà dei miei sogni per loro? Infondo, non è che non so valutare è che so valutare troppo bene e non mi scuso mai per questa esattezza micro relazionale, perché leggendo riviste di psicologia, ho capito che devo dare una attenzione giusta, equilibrata ad ogni allievo e allieva. Quando sono gli alunni vittime di narcisisti o le alunne, e me ne accorgo e ci soffro, io rielaboro con loro il problema della richiesta legittima di aiuto e comincio a dare consigli pratici (sono bes, per lo più, possono sviluppare dislessia) perché credo si possa curare con l’attenzione, in quanto la corretta attenzione porta alla giusta autoregolazione e l’auto stima che ne proviene va verbalizzata da sé, con qualche spunto di autovalutazione; ho letto testi di psicologia transazionale, e temevo di vivere con le proiezioni sbagliate prima di leggerlo, mi sono sforzata per anni di vedere il lato giusto, di insufflarlo. Così sono smarrita quando sento i transfert esterni o quando i colleghi punzecchiano opportunisticamente o quando le classi alla meta diventano stressate e traumatizzate dal COVID… mi fanno male i doppi legami sociali che minano la mia integrità. Io reagisco: ho avuto dapprima dinamiche di specchio che fanno solo emergere il transfert esterno e poi incredula, mi sono arresa e ho recuperato la psicopedagogia dell’auto stima – quando dici ad una classe, che vive socialmente il trauma narcisistico della corsa al potere a tutti i costi in ogni campo, ti accorgi che il nemico è ovunque, che qualunque cosa tu dica è un boomerang, se fai una critica, ottieni il dispetto, hai solo la possibilità di ricorrere al prontuario dell’auto stima e spiegare semplicemente e in modo coordinato che cos’è e se sei brava, lasciare che sperimentino il rispetto come codice universale.
Io credo che ho aperto il vaso di Pandora quando ho detto che ho messo davanti a me stessa, proprio la paura della svalutazione, rinviando figli, evitando i partner sbagliati al primo abbandono che loro mi hanno procurato per umiliarmi. Sì perché il narcisismo è imitativo e di genere, l’omosessuale covert, che finge che tutto sia sempre meraviglioso per lui, quante persone ha messo sotto i piedi pentendosi perché la sua matrice è altrove, collegata con un patrigno che abusa psicologicamente della madre per tenersi l’angoletto di seconda mano e non sentirsi un fallito? Credo che Papà Francesco abbia avuto ragione: se la chiesa non accoglie chi è stato abbandonato e poi è riuscito a crescere, non lo farà nessuno – l’imitazione è un imprinting relativistico, lo si coglie dalla varietà dei paradigmi. Il narcisismo è come il tè sauro: sappi già che ci sono cose buone e cattive perché dovrai scusarti e quando ti prodighi per salvare qualcuno, dovrai essere pronto a badare a te stesso e costa fatica, allenamento mentale e fisico salvare la gente. Quindi mettiamoci tutti sotto la lente! Come il narcisismo del capo, che ovviamente ha sempre i migliori insegnanti e nonostante tu abbia lavorato sulla tua personalità e stia bene, no non vai bene e rovescia su di te a cliché lo schema della presunta personalità così ti licenzia e così potrai cadere nel pozzo da cui eri uscita finalmente. E lui non è il modello del sadismo coattivo? Sa come trattare le donne che giá sono vittime millenarie di omissioni perché la loro carriera è sempre trascurabile? Il timore di fare danni mi inchioda di certo ora: sono pronta a tutto, anche a progettare ma voglio un se sicuro, di me stessa, ripartire dall’ex novo ogni giorno, riflettere e poter mettere a distanza chi come autovalutazione propone i buchi neri della svalutazione femminile. Partiamo da cose che vorremmo essere in grado di dire senza essere maltrattate verbalmente e psicologicamente anche da quelle che ce l’hanno fatta a schivare qualche bomba o sanno come fare o sono state fortunate e le hanno evitate, quelle che non sono cadute nelle trappole psicologiche con qualche risposta provocatoria perché il narcisista sadico non è forse quello che aspetta che tu dica la verità da tutta la vita per fartela pagare? I fratelli e le sorelle vittime come stanno? Meglio se hanno fatto famiglia perché i genitori non possono lontanamente provare a diminuire il loro grado di autostima narcisistica… perché io no, perché non ho fatto famiglia io che amo e ho lottato per essere protettiva e giusta, salvifica e colta? Io credo perché a sei anni e mezzo ho detto ad un medico, che sotto tortura mi chiedeva se avrei voluto figli, di no, che sarebbe stato difficile sotto costrizione e in cambio mi ha tinto il piede di rosso sangue e mi ha quasi uccisa. Il sadismo vs il narcisismo autentico, oh, quanto sono distanti: narciso vuole salvarti, il sadico certamente no. Intuendo che quello era terrorismo ma impotente per ragioni diverse, una ferita risibile, curata come se fosse grave, con minaccia di morte sussurrate all’orecchio dato che l’anestesia è a loro notoriamente redatta tra i rischi, come la definireste? Così si crea la vittima: dandole della poverina e poi supplendo alla voce autoritaria del padre, così te lo ricordano per sempre… a suon di botte. Io dalla tv ho imparato a fingere la battaglia e a giocare ed ho preteso la linea del gioco, la non violenza. Loro … mia sorella mi ha quasi staccato le braccia, perché da piccola, dato che la sua Barbie era disgustosamente sporca, l’ho smontata e lavata – lei è arrivata ed è entrata in crisi – mio padre mi ha impedito di ricomporla, l’ha buttata nel secchio, costruendo il crimine. Trent’anni dopo, lei mi ha preso per le braccia e mi ha sbattuta da una parte all’altra dell’atrio, finché non si sono rotte le cartilagini delle articolazioni. Quindi… penso, che mio padre possa averla punita e abbia sempre trovato qualcuno da punire per il suo senso di colpa che devo dire, discende tutto dal fatto che doveva chiedere scusa la prima volta che si è masturbato probabilmente simulacrando la moglie, sulla schiena di qualcuno di noi. Io l’ho beccato in flagrante – gli ho detto che non va bene, che non si fa e lui mi ha pestata davanti ai fratelli. Altro cliché… che loro hanno appreso: trovare un capro espiatorio. E ditemi… questo modellino lo vivono solo le vittime di pedofilia o vanno inscritti tutti i crimini contro l’umanità? Ho vissuto questo specchio dei suoi errori per anni, si chiama double binding. È stato doloroso, l’ho affrontato per dirgli di dire la verità e lui mi ha mostrato il pugno con la fede nuziale – la stessa scena l’ha fatta il mio ex datore di lavoro, quindi, cliché per cliché – l’abuso sulla donna è una costruzione sociale della realtà. Alla lite con mio padre io ho chiesto a mia madre almeno la tutela ereditaria perché ho paura di una persona che non riconosco perché è incapace di dire con semplicità “mi dispiace ho sbagliato”. Il datore di lavoro… garantisce qualcosa da quella separazione non consensuale. Il Tribunale dice che è ampiamente discrezionale e io che credo nelle scelte costituzionali credo proprio di no, che il lavoro sia il contesto in cui una persona mostrare la guarigione, per altro, sapendo la fatica che ho vissuto ho anche chiesto il p.time e lui non ha risposto, ha scelto la denigrazione, trattarmi come una cosa sporca, tanto sono una donna sola. Ci si può curare, li si può evitare, si ha un sesto senso attrattivo? Io li cancello dal cellulare, dalla mia lista e scelgo il diritto alla vita. Non ci credo che basta essere il capo per avere sempre ragione – ha prodotto in noi un ritardo psicosociale nella nostra evoluzione? Possibile. Mio padre mi ha obbligata a fare il liceo linguistico in due anni… quante persone, vivono cose simili? La ricerca affettiva: sono scappata di casa a 16 anni e poi ho mollato il fidanzato in prova una volta e poi definitivamente perché lui aveva il cliché della dipendenza e invece io scrivevo pagine sul piacere dello yoga, sulla cultura dell’ossigeno, sulla vitalità del camminare con semplicità e armonia. Perché non riesco a crederci che succeda lo stesso? La vittima sopravvissuta braccata dalla contesa della sua libertà… eppure… vi incastreranno, i sadici adorano mietere vittime pensavo… perché manipolano i sentimenti, soprattutto dei giovani – è una costruzione sociale della realtà – il simulacro va gestito diversamente, va ricondotto il concetto di bene comune alla realtà e non serve credere al sesso come la panacea. Io mi sono presa tutta la negazione addosso, quella di tutti. Credo che il danno peggiore sia stato quello del mondo scientifico: il medico che è attirato dal potere di etichettarti e rinchiuderti nel cliché e se poi tu reagisci ha il potere di dire che sei incurabile. Io credo che voi psicologi e medici dovete darci tregua: siete voi che date oppiacei, in tanto… quindi a. li prendiamo solo quando non riusciamo a dormire e limitatamente b. ci rendono ancora più paurosi e vulnerabili c. cominciamo a sanzionare o no i criminali? d. quando pensavate di dirci che dovremmo assumere lo status di orfani se non intendono curarsi attivamente loro?
Grazie della cortese attenzione
Buongiorno d.ssa,
Ho interrotto da pochi mesi la relazione con mio marito perché il mio livello di sopportazione aveva superato i limiti.
Era evidente che avesse dei problemi, sono infatti anni che lo spingevo ad andare in psicoterapia. Inizialmente come terapia di coppia, poi da solo. Tutto ciò senza sospettare quale fosse in realtà il nome del suo disturbo. Ho sempre attribuito la colpa al padre “padrone”.
Ieri sera, guardando una trasmissione televisiva, hanno definito il narcisista patologico e mi si é aperta la mente. Sono stata vittima dei suoi insulti ma non pensavo anche delle sue manipolazioni. Adesso è tutto più chiaro anche la modalità del suo goffo tentativo di riavvicinamento da me respinto.
Il problema però non sono io, ma i miei 2 figli maschi. Uno soprattutto, molto simile al padre. Stanno andando in terapia e ne parlerò sicuramente con la psicologa, che tra l’altro ha avuto anche modo di conoscere mio marito.
Ovviamente mio marito sono anni che non è seguito e neanche vuole farlo. È il caso di comunicargli quale sia il mio sospetto riguardo il nome del suo disturbo? Solo per spingerlo alla terapia ed a moderare il suo atteggiamento verso i figli (16 e 13 anni)
Le assicuro che la definizione combacia perfettamente
Grazie
Grazie a lei, se qualcosa puo’ esserle stato utile.
Oggi capisco che entrambi i genitori sono fortemente disturbati. Per via di problemi economici ho dovuto sopportare una vita. La loro pazzia li ha resi forti nei confronti di un mondo di pazzi nel quale sguazzano perfettamente. Io ovviamente soffro le insicurezze dei danni causati da abusi fisici e psicologici. La gente come loro andrebbe denunciata ed arrestata per cercare di far finire questa catena di comportamenti bestiali. Io non potrò mai recuperare perfettamente la mia salute mentale e non è certo da perdonare. Ovviamente anche loro sono state vittime di genitori abusanti ed è questa ignoranza cruda che non deve ripetersi. Logico che io abbia una nipote già con problemi mentali dati da una sorella disturbata che la fa’ sentire per compensazione la figlia più bella del Mondo. Sto’ solo aspettando di vedere se quando saranno morti mi sentirò meglio perché ovviamente si è conclusa la minaccia…
Buongiorno Dottoressa,
sono mesi che faccio riferimento tanto ai suoi articoli on-line quanto ai video che mette su YouTube.
Mi limito a farle i miei complimenti più sinceri: già sapere che ci sia una specialista che sa perfettamente di cosa sta parlando ed è in grado non solo di comprendere appieno, ma di fornire indicazioni mirate è un valore aggiunto enorme, che dona più serenità e coraggio per affrontare un’esperienza così drastica quale l’abuso narcisistico familiare.
La ringrazio davvero tanto, le sue considerazioni sono un faro in un buio apparentemente senza fondo.
Un caro saluto,
Chiara
grazie chiara!
io mi impegno moltissimo e non è semplice!
;.D