Perché alcune donne – nonostante soffrano e a volte rischino la salute e la serenità – non riescono a lasciare uomini inadeguati, anaffettivi, freddi, distaccati, maltrattanti oppure fragili, dipendenti, parassitari… che le fanno soffrire e/o abusano di loro emotivamente/fisicamente?
Perché le donne devono amare e riescono a convivere in una relazione non reciproca e gli uomini meno?
Se nel caso del masochismo maschile è la figura materna ad essere analizzata, nel caso della donna è il PADRE.
La donna dipendente e masochista ha avuto spesso, un padre che ha fortemente idealizzato (il migliore, il più forte…) che poi l’ha fortemente delusa, direttamente – ad esempio ha tradito la madre, ha abbandonato la famiglia.. oppure indirettamente – non è stato più in grado di mantenere la famiglia, si è rivelato eccessivamente duro, rabbioso o violento durante la sua adolescenza, è caduto in depressione e sono quindi emerse improvvisamente le sue fragilità e la sua vulnerabilità.
Papà non è un eroe, improvvisamente papà non è più totalmente concentrato su di me e io non sono la parte più importante della sua vita, papà mi fa sentire la sua assenza e non è più solo luce (l’eroe, il salvatore) , ma anche l’ombra (il cattivo, colui che si nega, che fugge, che si oppone al suo amore e alla sua libertà di esprimerlo o di essere).
La morte del padre idealizzato, una ferita edipica importante.
Ne deriva una grande frustrazione e la generazione di un conflitto; ecco che la bambina impara, che il rapporto con un padre/uomo significa capire le sue ombre, accettare i suoi vari “tradimenti” (spazi di grande chiusura o di individualità a scapito della famiglia e/o della genitorialità che sono meno concessi alla madre), perché spesso, lui può non esserci, è giustificato dagli stereotipi culturali e amarlo significa quindi, accettare la morte di una relazione paritaria, di un’immagine idealizzata e la nascita di una modalità di amare non paritaria e reciproca.
Ecco che la donna, ama di più, capisce di più.. è votata alla relazionalità.
Nelle relazioni abusanti, le donne dipendenti cercano – votandosi a geishe, crocerossine etc – di essere finalmente riconosciute dal padre come meritevoli di amore e proiettano quindi sull’amato, l’immagine idealizzata di un padre perfetto (che prima o poi le gratificherà) o quelle del padre punitivo e arido che da amore SOLO SE…..(ricattante/sadico) o ancora del padre fragile che va sostenuto e accudito.
Sembra che tutti questi padri immaturi, irraggiungibili, non disponibili, distaccati, freddi (overt) oppure al contrario dipendenti e fragili (covert).. gettino la basi per la futura ricerca di partner inadeguati.
Insomma, sembra quasi che se un uomo, non incarni questo conflitto buono/cattivo, presente/assente, severo/concessivo, vittima da salvare/bambino dipendente, non ci piaccia o non ci attragga; non a caso quando ne troviamo uno presente, affettuoso, calmo e soprattutto COSTANTE, perdiamo interesse erotico, considerandolo meno virile.
Associamo la disponibilità affettiva al femminile, alla fragilità, alla vulnerabilità e non alla serenità psico-affettiva in generale.
Se il padre assente rappresenta la forza e si è comportato in modo distaccato e severo allora la forza è data dal NON ESSERCI e non DALL’ESSERCI.
Se il padre è caduto nella spirale della dipendenza e della depressione, ecco che la NOSTRA forza è data dal riabilitarlo all’immagine dell’eroe, che avevamo idealizzato.
Ecco che esistiamo solo se il padre distratto e assente, finalmente, volge il suo sguardo verso di noi, ecco che si confonde la passione erotica, il desiderio con l’amore maturo.
Un passo importante per il superamento di questo atteggiamento è l’accettazione delle radici antiche di questo conflitto; la ferita edipica determina la nostra tendenza a ricercare un certo tipo di uomo rispetto ad un altro….per questo in un lavoro terapeutico è importante accettare, che la coazione a ripetere può essere più forte della nostra resistenza ad essa, ma che ancora più spesso, può rappresentare una nuova opportunità di crescita e di costruzione con l’uomo di un rapporto più sano, basato cioè sulla reciprocità affettiva.
Gli schemi di relazione che molto spesso riscontriamo tramite i test (schema therapy) in queste donne sono quelli di abbandono, sfiducia e abuso, deprivazione emotiva, sottomissione, punizione, negatività/pessimismo, auto sacrificio, standard severi, vulnerabilità e dipendenza.
Il masochismo può essere capito, accettato e superato in parte, con un percorso di terapia continuativo e profondo, mirato alla consapevolezza, al perdono e al ripristino di un livello di autostima adeguato, che passa anche attraverso la destrutturazione di alcuni aspetti socio-culturali, legati alla femminilità .
Dott.ssa Silvia Michelini
Non è vero niente, le donne lasciano più facilmente gli uomini che non viceversa; anche son ben più abili nel rifarsi una vita.
Ah si? lo dica alle donne con figli che lavorano tutto il giorno i cui ex mariti non versano alimenti e si fanno una nuova famiglia a 50/55 anni.
Per favore! Le donne lasciano più facilmente perché sono meno ancorate ai servizi di dipendenza insiti in una coppia stabile e piu’ orientate alla felicità e alle emozioni.
Affermare che non e’ vero niente e’ una forma di oscurantismo culturale, madre di tutte le idiozie di cui l’umanita’ e’ stracolma e che la sta per condurre alla rovina, dell’umanita’, non certo del pianeta.
Non rispecchiarsi in nessun modo in quello che si legge non significa affatto che non esista,
se non si compie questo primo passo nell’ascolto, tutto il resto rimarra’ un mistero e non ci sara’ alcun progresso ne per chi legge e neppure per chi soffre di quello che non si riesce a capire.
Grazie Dottoressa. È assolutamente vero quello che scrive. L’ho vissuto sulla mia pelle.
Mi piacerebbe molto che raccontasse tutti gli stereotipi socio culturali tanto dannosi sulle donne.