Dott.ssa Silvia Michelini     info@vittimedinarcisismo.com

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Nello studio delle dinamiche relazionali disfunzionali, uno dei falsi miti più radicati suggerisce che il partner affetto da un disturbo di personalità tenda a interrompere il legame non appena l’altro perde la sua funzione di rifornimento narcisistico.

Nella mia attività clinica, tuttavia, mi è capitato di imbattermi nell’esistenza di uno scenario opposto, decisamente più subdolo e traumatico, che si manifesta con maggiore frequenza nei quadri affetti da narcisismo covert (patologico e maligno): la scelta deliberata di restare nella relazione come forma di ritorsione verso il partner che ha osato smettere di garantirgli il rifornimento e/o ha osato pensare anche di liberarsi dalle sue catene.

In tale configurazione, contrariamente a ogni logica comune, maggiore è il grado di ostilità e invidia latente che il soggetto avverte verso il partner, minore sarà la sua propensione a recidere il legame.

Narcisismo

L’interruzione del legame implicherebbe per il partner abusato un ritorno alla libertà emotiva ed esistenziale: tale emancipazione gli permetterebbe di elaborare il trauma, ricostruire l’integrità dell’Io, investire in un potenziale legame affettivo sano, recuperare autonomia finanziaria e, in ultima analisi, vivere una vita ricca e piena di opportunità una volta sottrattasi al controllo coercitivo.

I narcisisti covert (patologici e/o maligni) adottano una strategia di vendetta che punta al lento e inesorabile logoramento della vittima, optando per il mantenimento coatto della convivenza o del vincolo matrimoniale attraverso la “resistenza passiva” e “l’evitamento”. Anche se inviate una lettera di separazione su loro richiesta (“fai fare la lettera dell’avvocato sono stufo/a di te”) nel momento in cui la concretizzate, si arrabbieranno dicendo che volete rovinare la famiglia, che voi volete separarvi loro no, che li state abbandonando e se non ci sono figli diranno che state contravvenendo a una promessa e che state rovinando la loro di vita.

Per questo è possibile che nulla si muoverà finché non saranno messi dinnanzi all’obbligatorietà di lasciare la casa comune (convivenze, matrimoni in qualsiasi caso).

Love Bombing

In altri casi cercheranno di “riprendervi in corner” mostrando i lati migliori del loro carattere; riconosceranno i loro errori e torneranno “quelli di una volta” per poi tornare a punirvi (anche in modo più pesante) se cederete.

La relazione che voi pensate di aver recuperato, si trasformerà presto in una prigione. L’obiettivo profondo del soggetto patologico rancoroso non risiede più nell’idealizzazione e la ricerca del rinforzo da parte vostra, bensì nella progressiva e sistematica deprivazione delle vostre energie vitali, attuata attraverso il sabotaggio della carriera professionale, dei legami di amicizia etc.

L’obiettivo è godersi sadicamente la progressiva destrutturazione dell’altro, osservando l’impossibilità della persona di realizzare il suo potenziale e vedendola sprecare energie nel tentativo di restare con lui/lei.

Su questo tema ho scritto l’e-book La vittima invisibile del narcisista covert”, perché ritengo che la deprivazione sistematica nelle relazioni altamente disfunzionali in cui è presente un partner narcisista covert patologico di tipo sadico sia una delle forme di violenza più subdole e pervasive, in grado di generare danni ed esiti spesso molto gravi sulla salute psicofisica di chi si trova a vivere questi inferni.

Il ciclo del rinforzo intermittente e la prigione invisibile

Per assicurarsi che la vittima non trovi mai la spinta definitiva per troncare il rapporto – un atto che rappresenterebbe la sua salvezza – i narcisisti patologici covert si servono del rinforzo intermittente. Questa tecnica alterna fasi di profonda svalutazione e ostilità sotterranea a improvvisi sprazzi di apparente affettuosità o tregua, della durata di qualche giorno. Dopo mesi o anni di stallo relazionale, di sistematico abuso psicologico, la comparsa improvvisa di un comportamento pentito e premuroso destabilizza la percezione dell’altro.

Una cena romantica, un regalo inaspettato, un anello, una settimana di pace apparente agiscono sul cervello di chi subisce abuso psicologico – come un potente ansiolitico sui sistemi di regolazione neurofisiologici.

La vittima riconsidera la decisione di andarsene sulla base dell’impegno dell’altro che “in fondo è buono e vuole bene” e si ancora nuovamente alla speranza che la persona conosciuta all’inizio della relazione possa finalmente ritornare.

Attraverso questo meccanismo manipolatorio, il tempo scorre come in una bolla e se ne perde il senso. Prima che la persona abusata riesca a focalizzare la realtà oltre la dissociazione indotta dal rinforzo intermittente, scoprirà che sono trascorsi molti anni e che questi, li ha vissuti in una perenne “sala d’attesa”, nell’aspettativa di recuperare serenità personale e stabilità familiare.

Dipendenza affettiva

La vendetta dei narcisisti covert (patologici maligni) non si consuma attraverso un gesto eclatante, si nutre del sadismo passivo di chi resta a guardare mentre la vittima innamorata e ignara spende gli anni migliori della sua vita “consumandosi per lui/lei”.

Questa dinamica clinica è descritta in modo emblematico in un contesto terapeutico. Durante una seduta psicologica di coppia, un uomo con un marcato profilo narcisistico covert confessò testualmente alla presenza della moglie:

«Tanto lei mi sta lasciando adesso, è vero. Ma io mi sono preso i suoi anni migliori. Ora non devo fare altro che sedermi e stare a guardare, tanto crollerà… dove vuoi che vada senza amici, soldi ahahahahah».

In un altro caso un paziente mi raccontò di sua madre una donna narcisista covert maligna che stava male e si lamentava del marito descrivendolo come un mostro, ma senza mai lasciarlo; quando gli dissero che si stava aggravando e quindi con un sorriso maligno e una calma agghiacciante disse “tanto lui muore dopo poco di me, il suo cuore non reggerà”. Non si preoccupava cioè del dolore che avrebbe causato ai figli o della sua salute ma solo del fatto che il marito sarebbe tornato libero.

Sabotaggio strategico, colpevolizzazione e il paradosso della porta aperta

A muovere questa tenacia distruttiva non è la disistima: i narcisisti patologici possiedono una nitida lucidità nel riconoscere il valore degli altri. Ne vedono l’intelligenza, la capacità empatica, la lealtà, la dedizione e la spiccata attitudine all’indipendenza. Sanno perfettamente che, senza i loro vincoli, la vittima pian piano rinascerebbe, troverebbe forse un amore autentico e otterrebbe il successo che merita.

È proprio questa profonda invidia esistenziale, unita a una possessività avida, che li spinge a considerare la resistenza passiva come la miglior vendetta: scelgono di restare per continuare a demolire dall’interno l’identità dell’altro, instillando la convinzione che fuori da quel legame vi sia solo l’impossibilità di sopravvivere.

La struttura della relazione viene architettata (più o meno intenzionalmente – non conta) per rendere la quotidianità insostenibile ma inscindibile, attraverso quattro comportamenti tipici:

  1. Violenza economica: Tra le forme di violenza, quella economica fa riferimento a un tipo di abuso in cui un partner utilizza e controlla le risorse economiche, al fine di esercitare, acquisire o mantenere il controllo e il potere nei confronti del/la partner, attraverso diverse strategie, come il controllo del reddito, la limitazione dell’accesso alle risorse finanziarie, o l’esclusione dalle decisioni finanziarie
  2. Isolamento affettivo: Allontanamento progressivo e strategico della vittima dalla propria rete di supporto (amici, colleghi, familiari).
  3. Delega del carico totale: Sovraccarico sistematico della gestione pratica ed emotiva dei figli o della casa, lasciando la vittima completamente sola nelle responsabilità adulte e in particolare genitoriali.
  4. Ricatto morale e dogmatismo: Utilizzo strumentale del senso di colpa culturale o religioso legato alla sacralità del matrimonio, dei legami o della genitorialità per garantire che l’altro per paura di risultare “il rovina figli o famiglie” tentenni o resti e preferisca subire “per i figli”, che di fatto diventano per i narcisisti covert maligni solo degli oggetti di riscatto, per avere costante accesso al partner.

Nel momento in cui il partner accenna a un tentativo di fuga, i narcisisti patologici covert (maligni e sadici) rovesciano i ruoli: l’abusante la accuserà di voler distruggere deliberatamente il nucleo familiare, di traumatizzare i figli o di non avere rispetto per i patti matrimoniali, secondo una retorica egoistica comune. Costruiscono una prigione psicologica perfetta e convincono la vittima che l’atto stesso di evadere la qualifichi come la figura “malvagia” della storia.

Il narcisista covert maligno farà in modo che non esisterà mai un momento favorevole per chiudere la relazione. Non appena una crisi familiare giunge a termine, ne genera immediatamente una nuova, utilizzando le promesse di cambiamento («Cambierò», «Sto per fare un percorso», «Questa volta ho capito sarà diverso») per fare in modo che il partner attenda che passi quel momento di crisi per separarsi.

In questo modo i narcisisti patologici sadici non hanno alcun bisogno di “legare il prigioniero”, perché e lui stesso a voler restare;  sue catene invisibili sono sostenute dalla manipolazione psicologica sistematica. La vittima si convince anche di stare lottando per qualcuno che tiene alla storia e alla fine cede al suo carceriere (sindrome di Stoccolma). In altri casi, il partner vittimizzato lo capisce e chiude la relazione, ma servirà poi una terapia idonea su questo tipo di abuso e sulle conseguenze a lungo termine (trauma relazionale complesso) per uscirne definitivamente.